La maestra è sempre la maestra e quella di pianoforte è più maestra ancora!
Ed eccola arrivare, proprio stamani, dopo anni che non ci vedevamo, accompagnata da una flautista, bella donna, come la maestra d'altronde, che con quelle sue manine percuoteva la tastiera sollevando una nuvola di scale e arpeggi che mi lasciavano sempre a bocca aperta. Godeva lei, vanitosa e civetta, della mia ammirazione di allievo non giovanissimo per quelle dita furibonde, oltre che per i seni prosperosi che sussultavano ad ogni "fortissimo". Ah la musica, che meraviglia sentirla così da vicino e leggerla nel corpo, perchè è lui il manovale dell'armonia, quello che fa il lavoro duro ed ostinato, mentre il senso dell'udito ne trasporta i manufatti al cervello che subito, fin dai transitori d'attacco (qualcuno avrà notato quanta importanza do ai transitori d'attacco) coglie immagini acustiche e vola via insieme alla musica per portarla tutta al corpo di chi l'ascolta.
Dal corpo nasce ed al corpo torna.
Forse per questo Anais Nin sosteneva che i migliori amanti erano musicisti, a patto di lasciarli esprimere donando loro "orecchie" sensibili e non corpi silenti. (Oh, l'ha detto lei, mica io!)
I musicisti si trasformano quando suonano, possono anche essere persone volgari ed ignoranti, ma se sanno suonare lasciateli parlare coi loro mezzi e vi diranno cose che il linguaggio verbale non potrà mai dire.
E così la mia maestra, tanto viareggina, focosa e rompicazzi se non aveva sottomano un pianoforte o un uomo, era invece tanto virtuosa quando suonava l'uno o l'altro dei due strumenti. O almeno così mi ha detto qualcuno per quel che riguarda il secondo, se strumento lo vogliamo chiamare.
Adesso insegna al "Cherubini" e continua a fare concerti. Ha qualche impercettibile ruga ma è solo un ampliamento della partitura del suo cuore, che si rispecchia nel bel volto, che ha molte chiavi in cui scrivere e quelle di basso e di violino non le bastavano più. Ha gli occhi più azzurri che abbia mai visto, veloci come saette, quasi come la sua lingua irriverente.
Non potevo non scrivere di questo incontro, mi ha riempito il cuore e fa parte del caso, di quel caso che io so benissimo che non esiste.
Ha detto, la maestra entrando, che la flautista voleva conoscermi. Non ci si illuda che sia per le mie capacità compositive, non se ne parla proprio, bensì per una cosa buffa. E' successo infatti che la maestra, che non vuole usare internet, mi avesse contattato tramite la flautista che ha un account su facebook, dalla quale mi vedo arrivare un messaggio (sì lo so, ne ho sempre parlato male di facebook, non rompetemi le palle!) dicevo che mi arriva questo messaggio in cui la latrice (brutto termine, somiglia a latrina, cambiamolo!) diciamo la messaggera si scusava per l'intrusione nella mia bacheca e per le parole che avrei letto di seguito "ma erano solo il messaggio che lei recava da parte di ******** (la maestra appunto)". Il messaggio iniziava con uno "Stronzo!" e dopo un intermezzo ben articolato, che non sto qui a ripetere per questioni di decoro e pudore, finiva con la stessa parola d'inizio a mo' di canone circolare. Ripresomi dalla sorpresa ci penso un po' e poi rispondo, mantenendo il tenore della composizione che avevo appena ricevuto. Per farla breve è successo che la flautista, essendo ligia al proprio dovere di messaggera, si leggeva andata e ritorno di quello scambio, come fossero cantico ed antifona, per cui alla fine di tutto questo responsorio si è introdotta anche lei e s'è formato un trio, che poi, per l'uscita di scena della maestra, è tornato duetto.
Ora, dico io, è mai possibile che una mi voglia conoscere per le cazzate che scrivo e non per la mia musica???
Anais, da'retta, vaffanculo.
2 i commenti sono sospesi:
e che avevi scritto in bacheca per farla tanto arrabbiare?
Io? Niente. Ma non era arrabbiata, tutt'altro! Sennò non sarebbe venuta a trovarmi.
Sai, ci sono rapporti che si trasformano e mantengono un affetto profondo, per cui se dice "stronzo" è come se dicesse ti voglio un bene dell'anima.
Occorreva che lo spiegassi?
:-)
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