E qui devo aprire una piccola parentesi, in cui il sottoscritto cerca ogni tipo di spigolo appuntito per sbatterci ripetutamente la testa, perchè quando ha visto che meraviglia di posto sono le Oblate si è aspramente rimproverato di non esserci mai stato prima (avrei una giustificazione ma d'ora in poi la rifiuterò, è ora di finirla!). Le Oblate sono un antico convento nel centro di Firenze, col cupolone che ti si spiaccica sul naso, chiostri, loggiati, terrazze, biblioteca, caffetteria, ristorante ed altro, il tutto in un eleganza sobria e discreta. D'ora in avanti ci capiterò molto spesso mi sa, anche perchè c'è gente piacevole. Bene, chiusa la parentesi.
Il mio amico è diventato molto bravo ed è rimasto sincero e semplice come lo ricordavo. Dopo gli abbracci e qualche veloce notizia sugli ultimi anni l'ho aiutato a montare gli strumenti. Altra sorpresa è stata il chitarrista, che non riconoscevo, mentre invece lui si è avvicinato con un largo sorriso per salutarmi (cazzo che figura da stronzo che ho fatto), poi tutti i ricordi sono arrivati come un torrente in piena ed ho avuto una sensazione molto ma molto particolare. Sì, perchè mentre armeggiavo con cavi e mixer è come se avessi visto un me stesso che aveva percorso un'altra strada, un'altra possibilità, ovvero quella di musicista professionista come hanno fatto loro. Confesso che il cuoricino ha avuto qualche battito anomalo. A poco è servito sentirmi dire, proprio da Alessandro, il chitarrista, che praticamente con la musica si muore di fame, gli ho risposto che l'ho sempre saputo, ma che rimpiango di non aver avuto lo stesso quel coraggio. Lui ha scosso la testa aggiungendo che la professione ti costringe a suonare ciò che vogliono gli altri e non quello che vorresti tu. So che è vero, ma mi son sentito di fargli un complimento dicendo che suonare come vuoi tu ciò che vuole il pubblico è una bellissima ricerca.
Mi sono goduto buona parte del concerto in piacevolissima compagnia, ho fatto un sacco di incontri inaspettati, vecchie conoscenze ma anche nuovi volti che si sono affacciati sul mio cuore, insomma ero davvero felice, come se avessi ritrovato un pezzo di me stesso che si era scollato, hai visto mai che tutto questo non sciolga finalmente le mie dita congelate?
A parte ciò, durante la serata ho ritrovato anche un po' di Firenze, non la cartolina, non la palla assurda per turisti fitti come piccioni, ma quella delle persone, sempre più rare e defilate in questa città del cazzo, che piace tanto dal di fuori ma che vista dal di dentro è spesso un'isterica frigida allucchettata al rinascimento.
Come al solito non avevo la macchina fotografica ed il vile cellulare prima o poi lo strozzo!



2 i commenti sono sospesi:
Pure musicista?
c'è qualche arte di cui non ti occupi?
Saamaya, c'era una dolcissima persona che mi chiamava Polytropo, ma a coltivar troppo si rischia di non raccoglier nulla...
:-)
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