Passi di qui
come un soffio leggero
su spighe di grano ondeggianti.
Passi di qui
come una dolce memoria
che miete ricordi d'amore.
Passi di qui
come un sogno rubato
al tempo della lucida veglia.
Passi di qui
come una risposta muta
ad una silenziosa domanda.
Passi di qui
e il cielo piega le sue fronde
a dipingere un'abbraccio trasparente.
Passi di qui
e i miei versi spettinati
s'arruffano di felicità indomabili.

****************

Una lucciola volò via
dalle mie mani
schiuse nella notte
e vidi chiaramente
la sua luce
pulsare come il battito
del mio stesso cuore.

Tieniti bene piccolo fiore...io mi terrò la tua poesia.

Eco

Questo blog è chiuso da tempo, ma vedo che ancora c'è chi lo legge e questo mi da la sensazione di qualcuno che ascolti l'eco dei battiti di un cuore ormai sepolto. Forse si può amare anche una eco, come fosse una memoria diventata perla nascosta in fondo al mare. Solo un Narciso non ne sarebbe capace. E quindi grazie con tutto il mio cuore.

giovedì

Sete


Ciocche di seta d'ebano
hanno disegnato sogni
sul mio cuscino giallo.
Passi leggeri e scalzi son scesi giù per la scaletta,
imprigionando gli occhi ad uno splendido corpo,
ansiosi del suo ritorno,
per esser liberi di sognare ancora.
Il desiderio si è vestito del suo profumo,
tutti gli altri son svaporati,
seppure di tutti gli altri è fatto il mio odorato.
La chiamerei Fortuna
se non avesse un nome ancora più bello,
ma io non oso pronunciarlo, non più,
nel timore che si trasformi appena lo dico,
novello Proteo,
e mi lasci negli occhi l'inganno di un'immagine
che non c'è più,
perchè è già diversa.
Egoista il desiderio,
non vuol lasciare spazio ad un affetto più profondo,
perchè sa che costa caro,
a volte troppo.

E fili di seta rossa si agitano nel vento,
persi come memorie sfilacciate,
non più legate ai volti amati, ormai lontani,
che come aquiloni nel cielo azzurro
inebriavano gli occhi da ragazzino felice.
Il respiro stesso è un vento che porta stoppie e polvere
quando pronuncia quel nome,
perchè appena lo dice
ne annuncia nascita e morte.
E quindi non lo dirò più, pur sentendolo in ogni momento,
come fosse il mio stesso cuore.


Tell me where is fancy bred,
Or in the heart or in the head?
How begot, how nowrished?
Reply, reply
It is engender’d in the eyes
With gazing fed; and fancy dies
In the cradle where it lies:
Let us all ring fancy’s knell;
I’ll begin it. Ding dong, bell
Ding, don, bell.*



*Dimmi, dove nasce la fantasia, nel cuore o nella testa? Come si genera, come si sviluppa? Dimmi, dimmi.
Dagli occhi si genera, si nutre dal guardare e muore nella culla dove vive. Suoniamo a morto la campana della fantasia. Din-don, din-don. (W. SHAKESPEARE, Il mercante di Venezia, atto III, scena Il).

3 i commenti sono sospesi:

Anonimo ha detto...

Quando feci l'amore per la prima volta imparai ad ascoltare i silenzi, che da allora mi hanno sempre detto più di mille parole.
Un nome vale l'altro e possiamo anche tacerlo, è un'altro sentire quello che conta.

A.

Il verduraio ha detto...

Non colgo bene il nesso fra fare l'amore ed il silenzio. O, se lo colgo, non vorrei interpretarlo male.

Anonimo ha detto...

Hai ragione, volevo dire che da quella volta imparai a distinguere gli uomini che vedono le donne solo per il loro corpo da quelli che ne fanno un'immagine (come dici sempre tu). Il silenzio dei primi è vuoto mentre quello dei secondi è pieno di colori.

Ma la smetterò di commentare, perchè vedo che mi metto in imbarazzo da sola!

a presto

A.