
Questo dolcissimo rospino tentava di rimpiattarsi sotto la soglia della porta d'ingresso, poco ci manca che lo calpesto, povero. L'ho voluto fotografare e mentre lo guardavo mille favole hanno attraversato i miei pensieri. Un giorno ne scriverò una anche io, ho già il titolo: sangue di rospo. Ed il sottotitolo:
(Ah, se soltanto le donne perdessero un po' del loro delirio di onnipotenza nei confronti degli uomini.)
Il mio blogghino si è fatto pesante ultimamente, o almeno io lo sento così. Son cose che capitano e quando ci sei in mezzo non ti accorgi se qualcosa o qualcuno, invisibilmente o in un modo che ti è sfuggito, ti ha portato in una palude. O forse ti ci sei andato ad infilare da solo perchè avevi chiuso un po' gli occhi. Errore imperdonabile di cui non si può nè si deve mai accusare altri che se stessi.
Poi si aprono quelle finestrelle che si chiamano palpebre ed arriva una ventata d'aria pulita e fresca. Con calma e grazie alla luce che finalmente entra abbondante vediamo ciò che non riuscivamo a vedere in quella penombra asfittica nella quale ci eravamo andati a rinchiudere con la delirante idea che fosse piena di luce. Il mondo sembra capovolgersi ma in realtà si era capovolto prima. E quindi iniziamo a sciogliere quei lacci invisibili che impedivano i movimenti. Le membra, ancora un po' intorpidite, stentano ad accettare la nuova libertà e tendono stupidamente a tornare nella posizione precedente. Ma quel fastidioso formicolio, che avvertiamo quando un braccio si è addormentato, ci dice che dobbiamo muoverlo, magari piano ma dobbiamo muoverlo, affinchè il sangue torni a circolare.
Ecco, diciamo che adesso vado a far circolare un po' il mio sangue, ma come dico io, che il sangue di suo è una roba di cui manco avvertiamo l'esistenza se non fosse per qualche ferita più o meno profonda.
Il sangue non ha bisogno di parole, tantomeno di stupide e inopportune benedizioni o di invadenti congratulazioni per la sua ricomparsa nelle vene. Ma queste sottigliezze sfuggono persino a menti brillanti. Pazienza, se sono davvero brillanti, prima o poi riusciranno a comprendere l'invisibile...che poi mica lo è più di tanto.
2 i commenti sono sospesi:
Il mio ultimo rospo. Sono andata a sedermi nell'aia e nel sole, come i gatti. Ho avverto un rumore, un piccolo rumore, ma accanto a me c'era solo un vecchio recipiente di quelli che una volta si usavano per raccogliere litri e litri di latte, oggi abbandonato lì tra i vasi da fiori. E così ho guardato dentro il recipiente de latte e c'ho trovato un piccolo rospo, caduto lì da chissà dove. Non riusciva più ad uscire e quando ha avvertito la mia presenza lì vicino, a suo modo ha chiamato aiuto. Era disidratato. L'ho messo in un sottovaso pieno d'acqua al riparo nell'ombra della siepe. E quando sono passata lui non c'era più.
I rospi ti ringraziano di cuore e dicono che se non li trovi più è perchè sono tornati uomini liberi.
:-*
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