Un luogo antichissimo (è un mulino del 1200).
Tre ragazze, un ragazzo, quattro donne, tre uomini, un vecchio, due cani, due muli, due caprette e un gatto.
Un grande forno ben caldo.
Un grande camino in una grande stanza.
Farina, lievito, acqua, sale, olio buono.
Prosciutto, salame, formaggio.
Vino a piovere.
Vado al sodo, che ce n'era!
Il luogo è affascinante e pieno di storia, il forno magnifico, il camino anche, della farina e del lievito c'è da dir poco, mentre il prosciutto meriterebbe un post a parte perchè era di quelli ben stagionati, asciutto, saporito e chiamava il vino come le donne gli uomini. Il vino era buono, un rossino venuto dalle colline di Pontassieve, località Pomino...ed il nome è già un preludio (qualcuno pensa sia un refuso?)
Bene, le cose materiali hanno già avuto il sufficiente spazio, passiamo alla sostanza.
Delle tre ragazze una era un incanto, laureanda in medicina e già con prospettive di specializzazione in psichiatria a Roma, occhi più azzuri del cielo d'autunno e due fianchi che, secondo me, i pazienti li farà ammalare... d'amore.
Le altre due erano comprimarie, carine perchè giovani, ma le classiche amiche che contornano una regina nata, se ne dovrà guardare bene secondo me, facevano venire in mente le sorelle di Psiche.
Il ragazzo era simpaticissimo, studente di ingegneria, pulito, intelligente ma troppo ragazzo al confronto delle sue coetanee, è sempre così e talvolta va a finire che gli adulti si fottono le fanciulle in fiore, mentre i fanciulli giocano con le motociclette. Speriamo che gli adulti siano saggi e sensibili e che i ragazzi si sveglino presto, che le loro amiche hanno già sognato da un pezzo...
Delle quattro donne una sola aveva l'immagine della donna, bella e profonda, sorniona e attenta, ironica e dolce, rivoluzionaria e calma, aveva conservato la sinuosità naturale della ragazza che era stata, mentre le piccole rughe sul collo erano solo una storia disegnata e raccontata senza timore di aver vissuto. E poi la presbiopia è un toccasana in certe vicinanze, meglio di un qualsiasi filtro fotografico.
Le altre tre erano mogli-mamme in pianta stabile e so ben io cosa voglio dire, una però aveva gli occhietti vispi, spero la portino a togliersi dal ruolo senza cadute di stile, dirne di più sarebbe inopportuno, ma anche tedioso.
Dei tre uomini non mi frega niente, primo perchè uno ero io, e secondo non spetta a me cogliere le loro qualità o le loro miserie.
Il vecchio invece era uno spasso, sembrava avesse bevuto una damigiana intera ed invece era lucido ed acuto, nonchè tagliente nelle sue battute spudorate.
I muli, i cani, le caprette ed il gatto avranno di che chiacchierare, ma io non so comprendere il loro linguaggio.
Alla fine eravamo brilli e coperti di farina dalla testa ai piedi perchè non abbiamo resistito dal fare una guerra senza quartiere con l'impasto avanzato.
Mi hanno promesso di invitarmi di nuovo per una polenta e capriolo ed io lo dico sempre, chi non sa stare a tavola non sa stare al mondo.
Ora vado a togliermi la farina dalle mutande.
Peccato che non avevo la macchina fotografica ed il cellulare, vile ed ignobile, mi ha salvato solo le prime, poche e penose.



4 i commenti sono sospesi:
Sa di buono.
Cosa, la farina nelle mie mutande?
:-)))))
No, in effetti le focacce erano da sballo e col vino ci siamo sballati anche noi...
Questo forno è veramente magnifico. Chissà che pane, focacce e torte verdi si potrebbero cuocere e poi sfornare. Ho già in testa queste fragranze...
@Alberto
Non solo, ma ad avere tempo, a forno spento, mettere dei fagioli a cuocere col calore rimasto, ti giuro che esprimono il massimo delle loro qualità, se poi uno usa degli zolfini o quelli del "Purgatorio" il Paradiso è garantito!
:-))
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