E dunque ecco che il titolo mi arriva proprio a fagiolo, perchè stavo pubblicando un post con una favoletta alla quale accennavo pochi giorni fa ma il titolo lo avevo già usato e ripeterlo mi metteva in un impiccio. Ringrazio quindi la gentilissima gatta per avermi dato questo spunto e le dedico volentieri questo mio ennesimo farfugliamento. Non si facciano idee strane gli altri gatti, il fatto è puramente casuale ed anche se non credo alla cabala o alla smorfia mi piace pensare che il tredici è un numero fortunato.
SANGUE DI ROSPO
Al rospo piacque l'immagine della contadina, una che non faceva in tempo a coprirsi il volto col grembiule quando scoppiava a ridere in faccia alla Signora.
Pensò, il rospo, Ah se avessi anche una sola goccia di quella classe, se avessi anche solo un barlume della luce che ha negli occhi, se avessi anche un solo granello della sua sconfinata fantasia, della sua immediatezza, della sua sincerità, non sarei rospo ma principe.
Fu così e con questi pensieri che il rospo si avviò per un lunghissimo cammino, coi suoi goffi movimenti la cosa non fu affatto facile.
Naturalmente attratto dall'acqua finiva spesso dentro delle pozzanghere melmose, che svilivano e mortificavano la sua ricerca di bellezza. Lui pensava di sapere cosa fosse la bellezza, si illudeva di riconoscerla, ma realizzarla era sempre molto più complicato che osservarla. Ed anche quando l'acqua sembrava pulita l'inganno era sempre in agguato, a causa di inquinanti invisibili ancora più micidiali, talvolta mortali. Fu proprio la contadina ad insegnargli che l'inquinante più pericoloso aveva un nome particolare che ne definiva l'invisibilità: pulsione di annullamento. Cavolo, pensò fra sè il rospo, se è invisibile come si fa a vederla. Ma la contadina, paziente, sentì la domanda e spiegò che non occorrevano gli occhi, perchè quello che spariva era l'umanità di una persona, non il suo corpo. Il rospo era perplesso e la contadina tentò di aiutare la sua disorientata capacità di comprensione usando un esempio che, nella storia, è sotto gli occhi di tutti ma di cui pochi hanno intuito l'origine e nessuno prima di lei ne aveva scoperto la causa: il nazismo. Gli spiegò che a poco serviva osservare la realtà materiale di un corpo se contemporaneamente ne annulliamo la sua umanità come facevano i nazisti, i quali vedevano benissimo il corpo delle loro vittime ma, nel loro delirio, ne cancellavano la realtà umana e le consideravano una razza inferiore o degenerata. I nazisti non avevano un rapporto sbagliato con le "cose", erano lucidissimi e razionalissimi, ma avendo un rapporto sbagliato con la realtà umana scambiavano gli esseri umani per delle cose ed agivano di conseguenza. Nella realtà fisica c'è un fenomeno che si chiama scotoma, i nazisti ne erano affetti a livello psichico.
Il rospo ascoltava attentamente, mentre dentro di lui iniziò tutta una serie di elaborazioni e nessi che senza sosta facevano comparire immagini su immagini. Occorreva però molto lavoro per riuscire a portare quelle immagini a livello della verbalizzazione e riconobbe che la contadina aveva questa stupenda capacità.
La contadina tornò nei campi. Il rospo saltò una piccola pozzanghera e mentre lo fece, per un istante, vide riflessa nell'acqua la sua immagine e si stupì enormemente nel vedere che l'immagine non era di un rospo. Rimase di sasso ed i pensieri si affollarono vorticosamente nella sua povera testolina. Cercò di stare calmo ma la cosa non era affatto facile. Devo tentare di essere intelligente, si disse, pur sapendo che l'intelligenza è una qualità spesso confusa con l'astuzia o, peggio, con la furbizia. No, l'intelligenza è un dono di natura, le altre sono abilità di mestiere. Se la mia intelligenza non basta dovrò farmela prestare, pensò, che oltretutto è già un pensiero intelligente e molto più nobile che non la superbia di credersi intelligenti senza esserlo.
E quindi corse per i campi a cercare nuovamente la contadina.
Spiegami un po' cosa mi è successo quando ho saltato quella piccola pozza d'acqua, le disse tutto trafelato per la corsa. La contadina si mise a ridere. Sono così buffo, chiese il rospo in preda all'avvilimento. La conosci la storiella di Narciso, chiese di rimando la contadina. Più o meno sì, rispose il rospo. Bene, sai quindi che tutti dicono che amava se stesso, ma la realtà è tutt'altra, lui NON riconosceva se stesso e pensava che l'immagine riflessa fosse quella di un altro, diverso, per questo si innamorò. Per la miseria, disse il rospo, allora sono come Narciso. La contadina scoppiò in una fragorosa risata e appena riprese fiato disse, No, non è così, tu pensavi di vedere un rospo perchè qualcuno ti ha convinto di esserlo, ma per un attimo i tuoi occhi non si sono prestati a quell'annullamento e ti sei visto per quello che sei. Ma che storia è questa, disse il rospo preoccupato. La storia di chi si lascia annullare, rispose la contadina, perchè permettendo a qualcuno di ledere la tua immagine acconsenti alla realizzazione in negativo di te stesso e... ti ritrovi a saltellare come un rospo. Se invece non permetti a nessuno di annullartela allora ti riconoscerai sempre nello specchio ed amerai gli altri e non te stesso. Ma io mica mi amavo, ero convinto di essere un rospo e da rospo vivevo. Ma che bravo e dimmi un po' chi avresti potuto amare e come avresti amato con quelle belle ideucce nella testa, lo rimbrottò la contadina. Beh, forse una rospina l'avrei trovata anche io. Appunto, una come te, una uguale a te, non una diversa da te. Sai, disse il rospo, poco fa pensavo all'intelligenza, adesso scopro che gli occhi fisici non bastano per vedere le cose, soprattutto quelle diverse. Esatto, gli occhi fisici ti servono solo per vedere uno stagno, ma per intuire cosa c'è dentro l'acqua ti serve l'immagine. Qualcuno la perde dopo pochi istanti che è nato e addio conoscenza, la madre lo ha accecato e solo un amore autentico potrà, forse, fargli ricreare la nascita. Ma se si è avviato sulla strada della lucida ragione, che tutto controlla e immobilizza, allora sarà difficile smontare tutti gli inganni che si è costruito, le immagini saranno piatte, gli affetti una pantomima. Ti prego contadina, supplicò il rospo, dimmi che io non l'ho perduta la mia nascita. La stavi perdendo amico mio, rispose lei, sei andato vicinissimo alla morte, bastava che tu non avessi fatto quel piccolo salto e saresti rimasto un rospo per sempre. Sei troppo generosa e modesta, disse il rospo, la verità è che sarei rimasto rospo se non ti avessi incontrata. Beh, pensa quel che vuoi, per parte mia sono sicura che le cose sono andate così, prima hai visto me, che sono tanto diversa da te e poi hai visto te stesso, quindi il merito è di tutti e due.
La contadina corse via per i campi, il rospo si sedette su un muretto lungo il ruscello, accavallò le gambe, accese un sigaro e pensò che si era innamorato.
2 i commenti sono sospesi:
I rospi mi sono molto simpatici.
Spero di essere la quattordicesima gatta..fugastra!
Sara
Sara, oltre a farmi invidia coi tuoi splendidi fiori seduci anche la fantasia letteraria facendo comparire un'immagine con due parole: gatta fugastra. Ah, sono rovinato, ora dovrò scriverci sopra un altro farfugliamento.
:-)
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