Prendo spunto dal commento di un'attenta e sensibile amica virtuale sul mio blog per parlare di un po' di cose.
Forse da qualche parte l'ho già detto, ma andare a scorrere indietro i post per vedere dove mi fa fatica e quindi preferisco ridire meglio.
Mi riferisco al dubbio.
Esiste un certo modo di affrontare la vita che impone di dubitare quasi sempre. Però ci sono correnti di pensiero che esasperano questa impostazione e trasformano il legittimo dubbio in una mania ossessiva, ovvero il dubbio sistematico. Questo deriva da una sostanziale incertezza nei confronti della realtà psichica umana.
Il noto quotidiano La Repubblica spesso contribuisce alla confusione mentale dei lettori meno accorti. Lo fa ad esempio quando pubblica articoli sui soliti ricercatori americani o inglesi che "scoprono" cose assolutamente demenziali e false come quella di dire che il feto di una pecora a cinque mesi sogna!!!! Poi pubblica un altro articolo in cui viene detto che un bambino non sogna fino all'età di cinque anni. Se non sono pazzi o delinquenti questi giornalisti io non so più cosa sia la pazzia o la delinquenza.
Ecco, di fronte a questo meraviglioso panorama culturale (io ho smesso da un pezzo di leggere La Repubblica, gli articoli bufala me li segnalano in rete degli amici) dicevo che se questa è la cultura allora avere dei dubbi è sacrosanto!
Ma poniamo di essere un po' meno scemi di quei giornalisti e magari di avere seguito percorsi meno fatui o dissociati. Poniamo di avere trovato sul nostro cammino qualcuno che ha fatto ricerche scientifiche serie sia per formazione che per metodologia. Poniamo che ad un certo punto ci troviamo finalmente di fronte alla scoperta della genesi della realtà psichica, ovvero della scoperta della formazione e derivazione del pensiero dalla realtà biologica. Poniamo che spendiamo la nostra vita per verificarne l'esattezza ed il rigore scientifico. Cosa facciamo? Continuiamo ad essere scettici e invisibilmente religiosi? Continuiamo a credere invece che pensare?
Un tavolo è un tavolo, negarlo è malattia mentale o deliberata menzogna (con buona pace di Wittgenstein). Se continuiamo a confondere la libertà di pensiero con la malattia mentale allora vuol dire che, da qualche parte, coviamo ancora un pensiero religioso e crediamo che l'uomo nasca malato per natura. Questa idea parassita attraversa tutta la nostra cultura da millenni. Ma i greci e, più maldestramente, gli illuministi si ancorarono alla ragione per definire l'identità umana. Ed ecco che viene il bello, perchè la ragione stabilisce cosa sia razionale e cosa sia irrazionale, ovvero cosa sia uguale a se stessa e cosa invece no (e siccome questo bel pensierino lo fecero dei maschietti l'immagine femminile, che è diversa da quella maschile, ne ha pagato il prezzo nei secoli). In tal modo la ragione mette in trappola il pensiero che tenta di scoprire e conoscere ciò che va oltre la ragione, ossia il mondo delle immagini, perchè la razionalità implicitamente ammette di non essere in grado di conoscerlo, e lo fa attraverso la negazione, ossia chiamandolo irrazionale, con tutti i significati negativi che ben sappiamo avere questo termine.
Ecco che a questo punto la "normalità" diventa una sorta di stupidissimo recinto fatto di coscienza e comportamento: un mondo di marionette. Viene concessa una falsa deroga solo agli artisti, dico falsa perchè di solito gli artisti veri pagano il loro essere artisti un prezzo molto alto.
Saltare il recinto significa quindi essere matti, perchè non abbiamo gli strumenti per capire cosa sia la sanità mentale. Il tentativo assurdo di liberarsi da questa trappola considerando la malattia solo una diversità conduce ad una confusione mentale spaventosa e seppellisce la possibilità della cura.
Se invece scopriamo l'origine sana degli esseri umani e di conseguenza che la malattia mentale sopraggiunge solamente dopo per una noxa esterna, allora il discorso cambia e di parecchio.
Ma alla cultura questo discorso fa paura, perchè significa separarsi da un pensiero plurimillenario e... il nuovo spaventa sempre.
E quindi il dubbio torna utile, ma a ben vedere più che un dubbio è una negazione. Perchè fintanto si resta prigionieri della razionalità non si scopre il mondo ed il pensiero delle immagini, perchè essa lo nega sistematicamente.
Scoprire invece che la prima cosa che fa un neonato è immaginare (per lo stimolo luminoso sulla retina che attiva la sostanza cerebrale) ci porta ben oltre il recinto normativo della ragione e ci permette di capovolgere addirittura la definizione di normalità: Non sappiamo cosa sia la normalità, sappiamo cosa sia la malattia. E quindi possiamo sostituire la mediocre parola normalità con sanità e dire che solo un essere umano sano è libero di fare tutto quello che vuole, mentre un matto non lo è, perchè la sua è una pantomima senza senso, quella del sano è creatività.
Il matto è distruttivo, di sè o degli altri. Il sano mai.
2 i commenti sono sospesi:
Ma guarda te, se mi tocca prendere appunti per rispondere ad un post!
:-DD
La sintesi mi viene nella parola 'ETICHETTA', @Pomì.
Proprio recentemente ho citato una frase di J. Morrison, sul dubbio
[ http://saamaya.blogspot.com/2010/08/i-dubbi-te-li-crea-la-liberta.html ] che ha generato un dibattito fiume con una persona circa il bello ed il brutto di avere dei DUBBI. Rende liberi o ti incatena nel malessere dell'incertezza? Mi pare ovvio, che io propenda per la prima ipotesi.
Poi, arrivi tu, con la tua ricca parlantina a suggerirmi il tema dell'Oggettività e delle singole percezioni
-quello che percepisco è il colore bianco; ma questi, altro non è che la combinazione di più colori.
Il Vero dove sta, @Pomì?
Cerchiamo una convenzione ma questa deve tenere a mente che esiste anche l'altro punto d'osservazione.
E' una questione di accenti;
E' una questione geografica;
E' una questione di scelte e simpatie;
E' una questione di etichette e definizioni;...
Mescola le carte e scegline una.
Qua, mi sento di difendere la legittimità e la sacralità del dubbio; in un altro contesto del web mi hanno etichettato come simpatizzante DEBUNKER perchè non do' per scontata la verità della maggior parte delle notizie pubblicate su giornale e/o web, e cerco una linea meno fumosa di verità..
Solo etichette.
Io ho un blog che si libra nel VENTO; tu ne hai uno che si nutre nella TERRA: semplice, no? è il tuo metodo analitico. Necessità di dati concreti e di risposte oggettive. Mi appare il termine 'genesi della realtà psichica' e mi viene un 'coccolone', Pomì! Questa sì che sarebbe una grande illusione, quasi come una religione.
Ti cito:
"fintanto si resta prigionieri della razionalità non si scopre il mondo " Ecco, appunto; figuriamoci quello psichico.
"Il matto è distruttivo, di sè o degli altri. Il sano mai." ---> PARLIAMONE ( e qua mi sentirei io di chiedere un maggior rigore scientifico a suffragio di questa sentenza)!!!
@Pomì.. buona giornata.
:-))
Saa, forse io mi spiego male o forse tu confondi le certezze con le opinioni.
Ci sono cose sulle quali non è lecito avere opinioni perchè è una falsa libertà.
Se una è incinta non si possono avere opinioni al riguardo, non si può dire che ha solo la pancia gonfia d'aria o addirittura che è solo grassa. Certo, a prima vista il bambino non lo si vede, ma siccome non siamo all'età della pietra oggi possiamo asserire con certezza scientifica se una è incinta oppure no.
Bene, ci siamo fin qui?
Ora il problema è che quando si parla di realtà psichica non c'è niente di fisico da osservare. Quegli organicisti che continuano a fare elettroencefalogrammi non vedono altro che linee su un foglio, non vedono nè i sogni nè il pensiero. E questo perchè sono schiavi del metodo razionale-positivista.
Occorre quindi un altro metodo di indagine per fare ricerca sulla realtà mentale ed è quello deduttivo, ovvero sia si deduce l'esistenza di una realtà anche se non la si può osservare direttamente. Più o meno quello che fece Koch quando disse che c'era quel bacillo che poi prese il suo nome. In realtà coi mezzi a disposizione in quegli anni lui non poteva assolutamente averlo visto il bacillo, quindi un cultore del dubbio avrebbe avuto vita facile, ma poi sono arrivati microscopi più potenti e chi aveva dubbi li ha dovuti cestinare. Che poi anche con Semmelweiss più o meno fu la stessa cosa. Ed avviene anche oggi in fisica, quando gli scienziati deducono l'esistenza di particelle così infinitesimali che non possono essere osservate ma si ha la certezza che ci sono.
Tutto questo, rapportato alla realtà psichica (altrimenti detta non materiale) presuppone non un'impostazione filosofica ma scientifica, per cui ci vuole prima una lunga osservazione sul campo e poi l'elaborazione di una teoria che, per essere scientifica, deve rispondere ai criteri di falsificabilità (vedi Karl Popper).
Io espongo le mie ricerche e le mie certezze e tu sei liberissima di dubitarne. Se poi le mie certezze mi portano a dei risultati oggettivamente riscontrabili anche se non materialmente tangibili tu puoi continuare a dubitarne, ma la cosa assume più la caratteristica di un'opposizione per partito preso o di una negazione a priori che non la riserva dovuta ad un'altrettanto rigorosa ricerca.
Per riassumere posso dire che, siccome la realtà psichica esiste e non è fondata sulla ragione (che arriva molto tardi nell'essere umano) ma sulla capacità di immaginare poichè lo stimolo luminoso alla nascita attiva il cervello attraverso la retina permettendoci di formare la nostra prima immagine mentale, allora devo cercare di comprendere quelle immagini per capire come funziona la psiche, e dovrò farlo usando un pensiero diverso da quello razionale, perchè la ragione non le capisce. Ovvero dovrò riuscire a recuperare il pensiero primigenio delle immagini e POI tradurlo in pensiero verbale per renderlo comunicabile.
Ma intendiamoci, io non cerco assolutamente di convincerti di niente.
:-)
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