Passi di qui
come un soffio leggero
su spighe di grano ondeggianti.
Passi di qui
come una dolce memoria
che miete ricordi d'amore.
Passi di qui
come un sogno rubato
al tempo della lucida veglia.
Passi di qui
come una risposta muta
ad una silenziosa domanda.
Passi di qui
e il cielo piega le sue fronde
a dipingere un'abbraccio trasparente.
Passi di qui
e i miei versi spettinati
s'arruffano di felicità indomabili.

****************

Una lucciola volò via
dalle mie mani
schiuse nella notte
e vidi chiaramente
la sua luce
pulsare come il battito
del mio stesso cuore.

Tieniti bene piccolo fiore...io mi terrò la tua poesia.

Eco

Questo blog è chiuso da tempo, ma vedo che ancora c'è chi lo legge e questo mi da la sensazione di qualcuno che ascolti l'eco dei battiti di un cuore ormai sepolto. Forse si può amare anche una eco, come fosse una memoria diventata perla nascosta in fondo al mare. Solo un Narciso non ne sarebbe capace. E quindi grazie con tutto il mio cuore.

domenica

S.Salvi


Era un luogo di sofferenza, adesso ci si fanno splendide passeggiate con gli amici mentre la Luna ci guarda sorniona, forse lei sa dov'era andato a finire il senno dei poveracci ricoverati in questo piccolo paese autonomo e separato. Sì, era autosufficiente anche per la generazione dell'energia elettrica e posto ai margini di una città che da pochi decenni aveva smesso di essere capitale d'Italia.
Osservavo nello sguardo dei miei amici il mio stesso stupore e le mie stesse perplessità, perchè il luogo è molto esteso e abbonda di palazzine spettrali e severe, nel classico stile ottocentesco. Ovunque si vedono dei camminamenti sovrastanti i cortili, servivano ai medici ed agli infermieri per osservare i pazzi. Se la pazzia è probabilmente la malattia più inspiegabile allora dobbiamo anche pensare a quanto inspiegabile è la disumanità con cui è stata affrontata.
Nell'ottocento c'era gente che osservava al microscopio pezzetti di cervello, convinti positivisticamente di scoprire il "bacillo" della pazzia. Anche oggi c'è gente che insiste su quella linea e non distingue le cerebropatie dalle malattie del pensiero, riconducendo tutto al difetto organico, ovvero trattando la malattia mentale come se fosse una malattia del corpo. Le case farmaceutiche adorano questi "ricercatori"!
I miei amici ed io continuavamo a passeggiare perplessi, la Luna continuava a illuminare con riflessi di ghiaccio quel pensiero ottocentesco.
Li hanno chiusi i manicomi ed in Italia qualcuno osanna Basaglia, il quale in realtà non ha mai cercato una cura per la malattia mentale ma si è solamente e sacrosantamente opposto ad un abominio. Il fatto che poi, dopo la chiusura dei manicomi, la stragrande maggioranza degli ex-pazienti sia morta nel giro di un anno o due perchè incapace di vivere nel mondo non viene mai abbastanza sottolineato.
Ed allora occorre un discorso un po' più articolato.
Il signor Basaglia era un biswangeriano, seguace del pensiero esistenzialista. L'esistenzialismo in psichiatria introdusse un'ideuccia assai pericolosa, ossia quella di vedere la pazzia come un diverso modo di essere. In questa maniera eliminò e negò il concetto stesso di malattia mentale, sostituendolo con quello di diversità o, ai limiti, di disagio. Spariscono termini come schizofrenia e psicosi, tutti in fondo, sotto sotto, siamo matti ed ognuno ha il diritto a vivere la propria dimensione, salvo mantenere un buon comportamento grazie alla ragione che controlla il mostro che abbiamo dentro. Se qualcuno ha voglia può verificare la veridicità di quanto dico leggendosi il caso di Ellen West, una donna che, dagli acuti medici della clinica di Binswanger, fu agevolata a compiere il proprio "destino" di suicida.
Intanto i nostri passi echeggiavano nel silenzio, fra cortili e corridoi, fra vialetti lambiti da splendidi alberi e palazzine che ora ospitano un po' di tutto, centri didattici, unità sanitarie, un centro micologico, spazi culturali con cinema, musica e bar all'aperto.
Un sacco di ragazzi e ragazze arrivano sul tardi per stare insieme, per bere, per assordarsi con una musica che sembrava una storpiatura di quella già penosa degli anni ottanta, boh, sarà una nuova tendenza.
Però trovo assolutamente bello il fatto che il luogo rimanga aperto anche di notte ed uno sia libero di camminare, osservare e, possibilmente, pensare.
Pensare ad esempio alla separazione, giusta, fra sano e malato. Ma pensando un po' più profondamente si scopre che il luogo serviva a mettere al bando dalla vita sociale le persone che nel sociale non erano capaci di starci. Reietti, scomodi, inguardabili. Ma ancora non basta, bisogna scrivere quella parola che si aggira come un fantasma nel pensiero psichiatrico ottocentesco ed anche odierno: incurabili.
Perchè incurabile è una malattia che non si riesce a comprendere col pensiero positivistico, incurabile è la malattia di chi non è nella grazia di Dio così come è incurabile il peccato originale "ex ecclesiae". E quei poveracci che non riescono ad essere delle brave marionette vengono rinchiusi. Sì, perchè sono violenti e dobbiamo difenderci da loro. Ma andare a scoprire le cause di quella violenza impone una ricerca così complessa e difficile che si preferisce restare in ambito organico e dire che è come avere il fegato sconquassato, oppure che si è posseduti dal demonio o da qualche spirito maligno. Senza pensare, ci mancherebbe, che credere al danno organico (quando palesemente non c'è) comporta l'annullamento della realtà psichica e credere al demonio ed agli spiriti è roba da malati di mente.
Ma quanti millenni ci sono voluti per scoprire la nascita della "capacità di immaginare" e l'origine del pensiero dalla realtà biologica? Quanti millenni ci vorranno ancora per liberarsi del pensiero religioso?
Adesso i manicomi non ci sono più, ma i malati di mente sì. Volendo essere volgare ed improprio potrei dire che è come quando hanno chiuso i bordelli, ma le puttane ci sono sempre, le hanno solo messe per strada. I malati di mente non sono puttane, sono persone che hanno subito un'aggressione, un'annullamento, un attacco alla propria realtà psichica senza essere state in grado di difendersi. Di organico non c'è nulla, altrimenti se ne dovrebbe occupare la neurologia e non la psichiatria.
Ma quale pensiero può finalmente distinguere fra sano e malato senza basarsi solamente sulla capacità di intendere e volere?
Ci sono degli schizofrenici che sembrano sanissimi dal punto di vista del rapporto con la realtà e del comportamento, poi si alzano una mattina e fanno una strage. La ragione non comprende e pensa che tutti siamo così, solo che qualcuno perde i freni inibitori.
Povera ragione, non riesce ad andare oltre al concetto di peccato originale, perchè pensare che, sotto sotto, tutti possiamo impazzire significa sostenere che la nostra natura è di per sè malata. La nostra cultura da millenni diffonde questa idea terroristica, e proprio per questo, in genere, al potere ci vanno sempre i peggiori.
Ma anche sostenere euforicamente che siamo tutti buoni è pericoloso, perchè i malati di mente esistono ed alcuni fanno molto male, a sè ed agli altri.
Quindi occorre pensare una cura e, insieme ad essa, alla trasformazione della nostra cultura e metodologia di pensiero.
Insomma torna sempre fuori quel vecchio tavolino a tre gambe: cura, formazione e ricerca.

6 i commenti sono sospesi:

luce ha detto...

Ilmatto è diverso,è anormale e come tale la società lo tratta, perchè mentre il malato ha un nemico e lo si può combattere, il "matto" ha una malattia che spesso non è considerata neanche reale ,quella dei pensieri,perchè siamo talemente legati al concreto e al pratico, che cisiamo dimenticatio che abbiamo capacità di asprazione e che siamo fatti anche di essere, e a volte questa anima è malata, di paure, angoscie, difficoltà di relazione e di comportamento, tutte cose che non si toccano ma non esistono.
Che tristezza...
Sono daccordo con te in tutto, è la nostra cultura che dovrebbe cambiare e ricordarsi che siamo fatti non solo di carne e sangue ma anche di pensieri e parole, che a volte sono da curare con attenzione.
Bellissimo post, complimenti.

Saamaya ha detto...

M'ero promossa di tornarci, su questo post dedicandoci il giusto tempo: spero di non ammorbarti.
Ma questo è un tema a me carissimo e con passione difendo alcuni miei principi.

Basaglia non s'è solo opposto all'abominio del manicomio: ha promosso l'idea di una nuova cura, rivoluzionaria che metteva in gioco ogni singolo cittadino. Ha vinto la formula politica, attraverso la Legge 180, ma il sociale non è stato capace di portare a termine la rivoluzione culturale e morale, salvo qualche caso illuminato e illuminante. Tanto che, in verità, i manicomi esistono ancora, in Italia, solo che li chiamano diversamente o vengono giustificati per Legge, come gli OPG.

Le idee di Basaglia hanno alimentato il movimento dell'antipsichiatria che ha sicuramente il suo fascino filosofico e letterario ma, chi conosce, sa quanto è spessa e devastante la malattia.
Non ci tengo affatto alla separazione tra sani e ammalati e credo fortemente nel potere curativo dell'integrazione: ma questo chiama in caso noi, vicini di casa, che pensiamo che la psicosi sia quella roba là, degli psichiatri, inetti ed incoscienti che agiscono senza crederci, occultando il nostro uguale dovere di essere 'umani', solidali, vicini, di saper ascoltare e sorridere.
L'anomia fa soffrire tutti. Per questo non ci sono differenze: quel dolore lo conosciamo tutti.
Cambia solo l'intensità.

Cito la mitica frase di Basaglia
'Da vicino, nessuno è normale'

Il verduraio ha detto...

"...occultando il nostro uguale dovere di essere 'umani', solidali, vicini, di saper ascoltare e sorridere." Ecco, prendo questa tua frase e mi domando, ad esempio, cosa può fare un "vicino di casa" di fronte ad una peritonite o ad un tumore o ad una virulenta malattia infettiva. Se non è un medico può solo chiamare il 118. Ecco perchè dico che in quel pensiero c'è la negazione della malattia mentale, perchè è roba pesantissima e va saputa affrontare, non bastano i sorrisi. Se non si elabora una teoria esatta sulla nascita e sul funzionamento della psiche non si è in grado di affrontarne le patologie e la "cura" diventa violenza o delirio essa stessa.
La frase che citi in chiusura conferma ulteriormente che Basaglia non si discostava dal millenario concetto di peccato originale, traducendolo nel dire che, sotto sotto, siamo tutti matti. Proprio questa impostazione, suffragata dall'esistenzialismo, porta ad un concetto di libertà astratta attraverso la quale, negando la normalità, nega anche la malattia.
Trovo invece molto più scientifico riuscire a definire la malattia e, una volta riusciti in questo, la normalità potrà avere confini molto più vasti e liberi, poichè la libertà è libertà di essere esseri umani. Il malato di mente invece ha perduto la sua immagine umana e non è mai libero. Uno schizofrenico, ad esempio, vive in un mondo suo e non ha rapporti reali ed affettivi con gli altri, gli altri diventano oggetti o sagome che si spostano nello spazio ed alle quali lui attribuisce significati deliranti. La sua condizione non la si cura certo con un sorriso, anche se è giusto e sacrosanto garantirgli il massimo della protezione e, possibilmente, curarlo. Ma attenzione, parlo di cura e non solo di prendersi cura. C'è un'impostazione assistenzialista di stampo cristiano che porta solo a prendersi cura, a mo' di madre Teresa, con la conseguenza che la ricerca per la cura è preclusa dall'idea di peccato originale o, in altri termini, dalla convinzione che tanto siamo tutti un po' matti.

Grazie Saamaya per il tuo commento, finalmente qualcuno che non è indifferente a questo enorme problema

Il verduraio ha detto...

@ Luce
Forse volevi scrivere "tutte cose che non si toccano ma esistono"
Ed infatti cogli bene il problema di quella che viene definita realtà non materiale (che sarebbe poi la realtà psichica) e che gli organicisti negano implicitamente equiparandola ad un epifenomeno.
Bisognerebbe spiegare loro che un pensiero malato fa più danni di un'atomica quando viene diffuso su larga scala come, ad esempio, il nazismo. E bisognerebbe anche spiegare loro che dare qualche centinaio di pasticchine ad un nazista lo addormenta, ma non lo cura.

Saamaya ha detto...

@Pomì, non siamo evidentemente d'accordo su ciò, ma ti prometto, rimarremo amici lo stesso.

Mi pareva di comprendere che fossi contrario all'impostazione biologista che esamina vetrini, sperimenta farmaci e..basta. E almeno su questo ci siamo.
Ma nell'assenza di verità assolute (sia lodato il Dubbio), il fatto che queste malattie abbiano cause molteplici, non solo organiche, è ormai assodato. E pertanto è richiesto un piano di cura integrato nelle diverse discipline.

La componente sociale è determinante nell'incedere della malattia e fortissimamente nella sua prognosi e determinante per la guarigione.
Non diamo per scontato che un vicino di casa sappia come quando e se chiamare un'ambulanza a fronte di comportamenti inopportuni d'un ammalato. E' più facile mettere una firma per un allontanamento da un condominio. E' anonima, si perde nel branco, non ci implica.
Per questo ribadisco che la materia è anche una questione culturale; ma, per favore, non in senso caritatevole ed assistenziale: quello è un altro aberrante percorso che non mi trova favorevole, se non nelle sue doverose parti.

E poi, Pomì, non è che starai pensando di essere 'normale', eh!?

Il verduraio ha detto...

Saa, ma lo sai che mi aizzi e stimoli a scriverci un post?
Tu mi garbi, si dice a Firenze!

:-)