Siamo oltre sei miliardi e mi sembra logico che qualcuno abbia pensieri diversi dai miei. Ma quando trovo pensieri diversi cerco di capirli. Poi devo anche stare attento a distinguere fra idee, pensieri e gusti personali.
Io parto da un principio abbastanza semplice per rapportarmi al diverso ed è quello del rapporto uomo donna. Siamo nati allo stesso modo e allo stesso modo abbiamo desiderato il seno che ci nutriva e ci confermava l'esistenza di un altro essere umano capace di amarci (sorvolo una volta tanto sull'anaffettività delle madri, o di chi ne fa le veci, che genera instabilità psichica nei neonati o addirittura la schizofrenia).
Dunque siamo nati uguali anche se fisicamente diversi. L'approccio a questa diversità fisica, da parte della ragione, è assolutamente stupido e violento in una cultura maschilista ed omosessuale, perchè, osservando solo la diversità fisica, nega l'uguaglianza dell'origine della realtà psichica.
Fatta questa piccola precisazione torno sul problema della diversità.
In un certo senso, e da un certo punto di vista, io non potrò mai "capire" una donna. Non capirò mai i suoi piaceri sessuali, mentre potrò capirla benissimo sul piano razionale perchè la razionalità è una e non ammette differenze: questo su cui scrivo è un computer e non altro, chi la pensa diversamente è palesemente matto e la pazzia NON è una libertà ma una malattia mentale.
Non capirò mai invece perchè a letto le piacciono certe cose, mentre a me ne piacciono altre, ma per fortuna ci intendiamo dato che le nostre differenze si intrecciano meravigliosamente con reciproca goduria.
Ora, voglio dire, le nostre diversità sono idee, pensieri o gusti?
Senza presunzione penso che la domanda sia ben sottile.
In altri termini: data una propria realtà fisica per nascita, di uomo o di donna, quanto è lecito negarla per assumerne una che non corrisponde alla realtà oggettiva? Ricollegandomi al discorso sul computer dovrei dire che sarebbe da matti. Ecco, questo è il percorso che la ragione fa per ostracizzare l'omosessualità. Poi però, visto che la ragione è solitamente ottusa, le viene un certo senso di colpa, che sarebbe più corretto chiamare confusione, perchè, da maschilista qual'è, pensa alla donna e si vede costretta a tollerarne l'esistenza (tolleranza è un termine orrendo tanto caro ai cattolici) dato che non è mai riuscita a spiegarsi come un diverso (la donna) possa essere un uguale. Ed allora che fa? Riannoda tutto imponendosi come metro e metodo di conoscenza, ovvero: basta che un'individuo sia razionale per essere sano, poi che si senta maschio o femmina sono affari suoi.
Ah, la democrazia, che perdita di senso.
1 i commenti sono sospesi:
l'ho letto ieri, l'ho riletto oggi...mi sto ancora riannodando...
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