Passi di qui
come un soffio leggero
su spighe di grano ondeggianti.
Passi di qui
come una dolce memoria
che miete ricordi d'amore.
Passi di qui
come un sogno rubato
al tempo della lucida veglia.
Passi di qui
come una risposta muta
ad una silenziosa domanda.
Passi di qui
e il cielo piega le sue fronde
a dipingere un'abbraccio trasparente.
Passi di qui
e i miei versi spettinati
s'arruffano di felicità indomabili.

****************

Una lucciola volò via
dalle mie mani
schiuse nella notte
e vidi chiaramente
la sua luce
pulsare come il battito
del mio stesso cuore.

Tieniti bene piccolo fiore...io mi terrò la tua poesia.

Eco

Questo blog è chiuso da tempo, ma vedo che ancora c'è chi lo legge e questo mi da la sensazione di qualcuno che ascolti l'eco dei battiti di un cuore ormai sepolto. Forse si può amare anche una eco, come fosse una memoria diventata perla nascosta in fondo al mare. Solo un Narciso non ne sarebbe capace. E quindi grazie con tutto il mio cuore.

mercoledì

i pensierini sono come le ciliege


C'era una volta in cui poggiavo le dita sui tasti e cominciavo a scrivere quello che mi passava per la mente, lasciando che i pensieri si dipanassero a loro piacimento.
Erano momenti di solitudine che ingannavo giocando con le idee (scarse) e le parole. Mi lasciavo però libero dal superio, permettendogli solo di fare capolino per correggere eventuali sfondoni, ma perlopiù (che buffa parola a vederla scritta così) erano il ritmo e la musicalità a comporre le frasi.
C'è un vecchio film degli anni ottanta, Betty Blue, in cui la scena iniziale è uguale a quella finale, ora come ora mi verrebbe di fare un nesso con Le intermittenze della morte di Saramago. Vado a casaccio ma più ci penso e più mi accorgo che il nesso c'è. Sia il film (non ho purtroppo letto il libro da cui è tratto) che il racconto di Saramago hanno come fulcro la solitudine (quella di uno scrittore mancato in Betty Blue e di un violoncellista nel libro di Saramago) da cui i protagonisti escono per venire meravigliosamente invasi dal rapporto con una donna.
La differenza sostanziale è che nel film la donna è bella ma matta, mentre nelle Intermittenze la donna è semplicemente la morte (rigorosamente minuscolo come voleva Josè) che smette di essere morte per dare la vita.
Betty si da un gran daffare per vedere pubblicati i racconti dell'uomo che ama e poi impazzisce, rivelando che ciò che la dissocia è proprio la capacità di scrivere che ha il suo uomo. Dal canto suo il protagonista sembra amarla, ma è impotente di fronte alla malattia mentale della donna e, pur di non vederla condannata ad una vita da vegetale, inebetita dagli psicofarmaci, la uccide, dichiarando con quel gesto che non esiste possibilità di cura.
Josè invece è incredibilmente fiducioso nell'amore ed immagina che sia la morte stessa a trasformare la propria identità ed il proprio ruolo di morte, tristemente nefasto e irrevocabile, in virtù di un innamoramento che trae forza dal più irrazionale degli affetti, l'amore appunto, permettendogli di scrivere un incipit che è un capolavoro:
Il giorno seguente non morì nessuno.

5 i commenti sono sospesi:

Saamaya ha detto...

e meno male!

bello seguire il tuo stream of consciousness: un'onda dai sapori buoni.

luce ha detto...

..ci penso su, mi hai dato da riflettere, grazie.
Un cordiale saluto

LeDevil ha detto...

Bravo il verdurello, così ci piaci.
Metti i tuoi pensieri più considerazioni sulle letture.
Continua accussì.

Alberto ha detto...

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

Il verduraio ha detto...

@Alberto:
e quel raggio di sole è l'amore di una donna, il resto è mera sopravvivenza.