
Finalmente è davvero estate ed io sono quassù nel mio eremo a non fare finalmente un cazzo.
Mi stavo domandando una cosa strana.
Ritrovarsi, anno dopo anno, nei soliti luoghi può dare la misura dei propri cambiamenti interiori.
Siccome le pietre di una casa non cambiano in nulla, tranne per un po' di muffa in più o in meno, ecco che ogni estate mi si propone un giochetto di conti e resoconti sulla mia esistenza. Oh, sia chiaro che non intendo sproloquiare narcisisticamente su me stesso, sto piuttosto pensando che l'immobilità di una casa è, talvolta, un punto di vista da cui osservare e valutare la trasformazione di ciò che, al contrario dei sassi e dei muri, è vivo ed in continua trasformazione. Certo, anche i muri crollano... ma gli oggetti materiali non rappresenterebbero niente se non assegnassimo loro dei significati legati alla nostra storia ed ai nostri affetti. E così capita che una stanza susciti ricordi lontani, scene e pensieri che non sono più qui ed ora, nostalgie di bei momenti o brutti ricordi da dimenticare. Entrambi sono immagini frutto della memoria e della nostra storia, ma quanto diversamente agiscono sul nostro presente e sulla preparazione del nostro futuro.
Per cui talvolta si cambia casa e la cosa non è sempre e soltanto un fatto razionale, perchè se è pur vero che abbiamo dei bisogni e delle necessità, ci sono modi diversi di viverli, anche se li riduciamo al minimo indispensabile.
Ogni nostro movimento, per quanto piccolo, lascia traccia di noi e se anche è necessaria la ragione per fare i conti e le scelte, non è detto che dietro di essa non ci sia una fantasia a gestire la vera regia dei nostri movimenti. Anzi, è bene che ci sia, altrimenti la vita sarebbe stupida come un pallottoliere.
Ci sono case gigantesche e case poco più grandi di una roulotte, case lussuose e catapecchie fatiscenti. Ma al di là del quantitativo di spazio più o meno sprecato o dell'accuratezza delle finiture, possiamo sempre ricavare una traccia dell'immagine di chi vi abita. Accadrà così che la bella villa, perfetta e ben curata, proponga a prima vista una certa agiatezza economica ed un'attenzione al decoro. Ma, oltre la constatazione della ricchezza economica, che fa sempre il suo effettaccio accecante in un mondo che considera il denaro come un valore in sè, quasi fosse espressione e garanzia di qualità umane, al di là di questo, dicevo, potremmo cogliere ugualmente lo spessore umano nel rapporto con le cose materiali. E così vedremo case austere o ridenti, serene o depresse, fantasiose, sciatte, ridondanti, essenziali, accoglienti, tristi, minimali, snob, caotiche, esibizioniste, anonime, leziose, dissociate, false, sì, anche case false. False come identità fatte di cartongesso tenute su da pali rinsecchiti che cercano di nascondere il vuoto dietro la facciata.
Mi sarebbe veramente piaciuto essere un architetto!
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