Gli amici (quei pochi) mi chiedevano come mai preferivo starmene da solo nella mia casetta lassù (o quassù quando ci sono) fra i monti, piuttosto che rimanere in città per una cena, o un aperitivo, o un cinema (cavolo son proprio un eremita!).
Ho già messo tre parentesi, cazzo, e mi piace ricordare che poco tempo fa iniziavo a scrivere semplicemente appoggiando le dita sulla tastiera, senza la minima idea di cosa scrivere.
Le dita andavano da sole e le scempiaggini sgorgavano come acqua da una sorgente.
Ecco che, notando le parentesi, mi è venuta l'idea di paragonare il mio vivere tra i monti ad una parentesi che ancora non riesco a chiudere.
In verità la chiudo ogni volta che torno in città a lavorare, ma non vedo l'ora di riaprirla.
Vivo la città come un inferno. Le grandi attrazioni di Firenze non riescono più ad entusiasmarmi. Sorvolo sulle vetrine del centro perchè sono uguali a quelle di tutte le città europee, intasate e omogeneizzate dai marchi e dalle firme, una monotonia da taglio delle vene. Sorvolo anche sui programmi dei concerti, che devono fare cassa e quindi ricicciano i grandi della musica per chi ancora non li conoscesse.
Ecco, appena scritta questa cosa esce fuori la depressione da età più che matura: i giovani mica possono conoscere già tutto il repertorio classico!
Mi consolo altezzosamente pensando che solo vent'anni fa potei ascoltare l'integrale dei quartetti di Bartok e che per ascoltare quelli di Shostakovich chissà quanto dovrò ancora attendere.
Per fortuna sono irresponsabile, anticattolico ed ateo, e non penso alla mia morte, temo solo quella altrui.
Dunque dicevo? Mi son già perso. Ah no, parlavo della mia casetta. Questa foto dovrebbe riuscire a raccontare che nessuna vetrina, nessun concerto, nessun cinema, nessun locale alla moda, nessuna coda sui viali, nessuna multa per divieto di sosta, nessuna polvere sottile e nessun antifurto nella notte potranno mai convincermi che quella è la vita e questa no.
Ben protetto dalle linee definite degli alberi e dal fogliame, mi affaccio fra i rami a guardare nuvole e nebbie, polvere d'oro in un mattino che non è quello di Montale, ma la rappresentazione di un desiderio tenuto nascosto come un segreto prezioso.