Passi di qui
come un soffio leggero
su spighe di grano ondeggianti.
Passi di qui
come una dolce memoria
che miete ricordi d'amore.
Passi di qui
come un sogno rubato
al tempo della lucida veglia.
Passi di qui
come una risposta muta
ad una silenziosa domanda.
Passi di qui
e il cielo piega le sue fronde
a dipingere un'abbraccio trasparente.
Passi di qui
e i miei versi spettinati
s'arruffano di felicità indomabili.

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Una lucciola volò via
dalle mie mani
schiuse nella notte
e vidi chiaramente
la sua luce
pulsare come il battito
del mio stesso cuore.

Tieniti bene piccolo fiore...io mi terrò la tua poesia.

Eco

Questo blog è chiuso da tempo, ma vedo che ancora c'è chi lo legge e questo mi da la sensazione di qualcuno che ascolti l'eco dei battiti di un cuore ormai sepolto. Forse si può amare anche una eco, come fosse una memoria diventata perla nascosta in fondo al mare. Solo un Narciso non ne sarebbe capace. E quindi grazie con tutto il mio cuore.

domenica

se un mattino andando...


Gli amici (quei pochi) mi chiedevano come mai preferivo starmene da solo nella mia casetta lassù (o quassù quando ci sono) fra i monti, piuttosto che rimanere in città per una cena, o un aperitivo, o un cinema (cavolo son proprio un eremita!).
Ho già messo tre parentesi, cazzo, e mi piace ricordare che poco tempo fa iniziavo a scrivere semplicemente appoggiando le dita sulla tastiera, senza la minima idea di cosa scrivere.
Le dita andavano da sole e le scempiaggini sgorgavano come acqua da una sorgente.
Ecco che, notando le parentesi, mi è venuta l'idea di paragonare il mio vivere tra i monti ad una parentesi che ancora non riesco a chiudere.
In verità la chiudo ogni volta che torno in città a lavorare, ma non vedo l'ora di riaprirla.
Vivo la città come un inferno. Le grandi attrazioni di Firenze non riescono più ad entusiasmarmi. Sorvolo sulle vetrine del centro perchè sono uguali a quelle di tutte le città europee, intasate e omogeneizzate dai marchi e dalle firme, una monotonia da taglio delle vene. Sorvolo anche sui programmi dei concerti, che devono fare cassa e quindi ricicciano i grandi della musica per chi ancora non li conoscesse.
Ecco, appena scritta questa cosa esce fuori la depressione da età più che matura: i giovani mica possono conoscere già tutto il repertorio classico!
Mi consolo altezzosamente pensando che solo vent'anni fa potei ascoltare l'integrale dei quartetti di Bartok e che per ascoltare quelli di Shostakovich chissà quanto dovrò ancora attendere.
Per fortuna sono irresponsabile, anticattolico ed ateo, e non penso alla mia morte, temo solo quella altrui.
Dunque dicevo? Mi son già perso. Ah no, parlavo della mia casetta. Questa foto dovrebbe riuscire a raccontare che nessuna vetrina, nessun concerto, nessun cinema, nessun locale alla moda, nessuna coda sui viali, nessuna multa per divieto di sosta, nessuna polvere sottile e nessun antifurto nella notte potranno mai convincermi che quella è la vita e questa no.
Ben protetto dalle linee definite degli alberi e dal fogliame, mi affaccio fra i rami a guardare nuvole e nebbie, polvere d'oro in un mattino che non è quello di Montale, ma la rappresentazione di un desiderio tenuto nascosto come un segreto prezioso.

incendi



Ieri mattina mi sono chiesto, mentre armeggiavo con la macchina fotografica, perchè, di solito, si parla di tramonti infuocati e mai o quasi mai di albe. Forse perchè la maggior parte delle persone all'alba dorme. O forse perchè il tramonto è legato a un'idea di fine o di morte, mentre l'alba si lega alla nascita, per cui qualche arrostito nel cervello vede nel tramonto le fiamme dell'inferno credendo che sia lì ad attenderlo. Oppure, chissà, l'idea dell'incendio deriva da una lunga giornata estiva in cui il sole abbia bruciato impietosamente il nostro pianeta per poi portare il suo carro di fuoco verso l'occaso (e qui pensare a Saramago e alle intermittenze della morte è doveroso).
Cristoforo Colombo andava ad ovest, Marco Polo ad est.
Uno inseguiva e l'altro andava incontro.
Alba e tramonto si legano al tempo in maniera diversa, la prima come speranza e incertezza del futuro, il secondo come nostalgia e certezza del passato. La meravigliosa notte si pone in mezzo ai due, quasi fossero amanti, portando i sogni dell'uno a divenire idee dell'altra.
Mi piace che i loro nomi siano uno femminile ed uno maschile (che non si fiscalizzi sul neutro perchè fa schifo) e mi piace pensare che quell'incendio al tramonto sia il preludio di una notte d'amore, che ritroviamo all'alba in un rinnovato desiderio. E mi piace che nel mezzo ci sia la notte, con quel misterioso passaggio dalla veglia al sogno e dal sogno alla veglia. Passaggio che ha la sua "chiave" nel tempo e nella trasformazione.