
A volte leggo cose che mi mettono in crisi.
Dopo averle lette compare una leggera depressione, campanellino che mi dice che devo fare i conti con ciò che ho letto.
Compare un nuovo.
E così le conquiste fatte e le mete che mi sembravano raggiunte diventano immediatamente un passato.
Nessuno vive di rendita nella ricerca umana, tutto è movimento e trasformazione.
A volte costa fatica, ma l'onestà (o la sanità mentale) non concede alternative.
Se supererò la crisi sarò più integro, solido, più umano mi verrebbe da dire. Se invece negassi quel che ho letto non farei nessuna crisi ma sarei un povero imbecille, felice e contento.
Ecco perchè si discute tanto sulla conoscenza.
Ecco perchè pensare non è credere.
Ecco perchè la negazione è difetto di comprensione...quando non è delinquenza bella e buona.
Ecco perchè oggi mi girano i coglioni.
Perchè fintanto non supero in senso evolutivo la crisi, piccola o grande che sia, rimarrò in bilico fra la depressione e la negazione.
Meglio la depressione, non c'è dubbio, purchè non diventi una condizione permanente.
Sembra quasi un'asticella che si alza sempre di più e a volte penso che potrei non riuscire a fare il salto. Ma questa sarebbe già una negazione, perchè nella psiche non esistono leggi di gravità o limiti muscolari, esiste solo l'immagine. E l'immagine è in continua trasformazione.
Ma anche l'immagine risente delle negazioni e degli annullamenti.
Chi potrà mai aiutarmi nella ricerca? Come e dove trovare risposte certe? Come sfuggire al dubbio sistematico ed al conflitto intrapsichico? O ad una scellerata e pazza coazione a ripetere? Insomma come cazzo si fa ad avere le certezze senza affidarsi alle aride soluzioni della ragione? La ragione non capisce nulla delle passioni e degli affetti, della sessualità e dei rapporti umani, è frigida la ragione.
Non ho altra scelta che confrontarmi con un essere umano diverso da me ma che al tempo stesso sia simile a me; una donna.
Non saprei dire perchè proprio una donna, ma la ragione mi è inutile in questa ricerca, essa mi direbbe che tendo verso la donna per un istinto animale, ma io glielo dico da un pezzo alla ragione che è scema perchè io non sono un animale e tantomeno lo è la donna che amo.
Gli animali non scrivono poesie e non compongono musica per l'oggetto d'amore. Gli animali sono razionalissimi.
Io no, faccio anche le cose per nulla.
Occorre quindi un metodo di pensiero ben diverso. Un metodo che non abbia niente a che fare con la ragione senza tuttavia smarrire una logica. Una logica che non sia quella della ragione.
Altrimenti non si esce dal labirinto ed il minotauro si sazierà del nostro corpo. Ed ecco comparire quel filo rosso che ci salverà la vita: il rapporto con l'essere umano diverso da noi. Se considerassi la donna un animale morirei in un'omosessualità frigida e piatta. Posso solo rischiare una diversa strada per la conoscenza, che non sia quella per l'utile, che a quello ci pensa la ragione, una strada che sia per niente, come un'opera d'arte. Quel niente che la ragione liquida con questa stessa parola perchè non ci vede l'utile, ma è un niente che ci lascia a bocca aperta per la sua bellezza, regalandoci la certezza dell'esistenza dei nostri affetti e delle nostre emozioni. Ma soprattutto regalandoci la speranza-certezza che esistano altri esseri umani, diversi ma simili a noi: e non degli animali.
Ed è proprio il concetto di diverso che la ragione non riesce a comprendere, perché essa riconosce soltanto se stessa e tutto ciò che non è se stessa lo annulla o lo nega.
Incomprensibile ed impossibile per la ragione riconoscere un essere umano fisicamente diverso e considerarlo uguale. Ne osserverà solo l'aspetto esterno e dirà: non è!
E così il bambino non è un uomo e la donna non è un uomo.
I greci stabilirono che nè la donna nè il bambino avevano la ragione e praticarono una sessualità scissa dall'identità, degradandola a scarica fisiologica o a mero principio del piacere.
Invece è ben altro.
Ma come al solito scrivo troppo e mi lascio portare in giro dalla concatenazione dei pensieri. All'inizio avevo in mente la sensibilità, perchè avevo letto una cosa che mi aveva messo molto in crisi in proposito.
Scoprire che una carenza di sensibilità è paragonabile all'assenza di un arto rende bene l'immagine di un minus. Per fortuna nella realtà psichica non è come nella realtà fisica, le cose si possono ricreare o addirittura creare. Farlo è una ricerca fondamentale, anche se uno si riteneva già abbastanza sensibile. Perché non esiste mai un massimo, bensì un continuo evolversi fino alla fine dei nostri giorni.
Per farlo ci vuole un rapporto con l'essere umano diverso che non sia di sfruttamento, di sopraffazione o di negazione e identificazione. Per questo la ragione ne è fuori.
E meno male!