mercoledì 4 novembre 2009

Ancora a proposito di Ipazia.


Cito solo poche righe da un libro che mi hanno regalato proprio oggi.

"Nei suoi settecento anni la scuola alessandrina aveva raggiunto vette talmente elevate nel campo scientifico, che sarebbe bastato lasciar vivi e liberi di studiare Ipazia e i suoi allievi per acquisire 1200 anni in più di progresso.
Ma su Ipazia e sull'intera umanità si abbattè la più grossa delle sventure: l'ascesa al potere della Chiesa cattolica..."

Tratto da: Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo. Adriano Petta e Antonio Colavito. Edizioni LA LEPRE. (cfr pag. 14)


Bene, a quanto pare la più grossa delle sventure si è sparsa a macchia d'olio da allora fino ai giorni nostri senza che ancora si sia riusciti a liberarsene. Come un cancro è entrata nelle menti delle persone infettandone la capacità di pensiero, senza mai desistere o venir meno al suo secolare intento oscurantista e sanguinario.
Oggi conduce la sua ricerca di morte e di dolore attraverso metodi più raffinati, come il divieto del preservativo fra le popolazioni africane sterminate dall'aids. Oppure boicottando le ricerche sulle cellule staminali.
Tutto purchè nel mondo ci sia dolore e morte.
Sono ovviamente ateo, ma direi che se esistesse il demonio non potrebbe operare meglio di quanto ha fatto e sta facendo la Chiesa cattolica.
E per l'ennesima volta riporto un frammento da una lettera di Gaetano Salvemini:
"Se moriro' avendo distrutto nel cuore di un solo italiano la fede nella Chiesa cattolica, se avro' educato un solo italiano a vedere nella Chiesa cattolica la pervertitrice sistematica della dignita' umana, non saro' vissuto invano."
Gaetano Salvemini, Lettera a F. L. Ferrari, agosto 1930 in Opere, II, 3 pag.381

martedì 3 novembre 2009

Ottima la Corte europea per i diritti umani!


Mi sta simpatica la corte europea dei diritti umani, ha buon gusto. Non era invece di buon gusto quel tipo inchiodato ad una croce, a me da bambino mi faceva paura.
Quando stava per nascere il mio fratellino più piccolo fui mandato, insieme al mio fratello più grande, in una colonia di preti in Versilia. Non capii molto quella scelta di mio padre, perchè manifestò platealmente la sua dissociazione, dato che si dichiarava comunista. (Eh, e poi la schizofrenia non sarebbe indotta ma organica...)
Il soggiorno in quella colonia resta uno dei ricordi più tristi della mia infanzia. Dovevo assistere alla messa per ben due volte al giorno, la mattina alle otto ed il pomeriggio alle sei. Non essendo per niente pratico di affari religiosi non capivo niente di quel che facevano e dicevano. Non capivo tutti quei gesti buffi e quasi macabri, quei movimenti manierati ed irreali, la puzza d'incenso ed il latino. Era estate ed io, fino a quel momento, ero stato abituato a fare quel che mi pareva, compatibilmente con la mia incolumità. In quel luogo invece dovevo rispettare degli orari, fare la pennichella obbligatoria il pomeriggio per poi, invece che andare subito in spiaggia, fingere di fare i compiti. Dico fingere perchè ad otto anni non avevo certo degli esami di riparazione da dare cazzo!
Ammetto che la mia avversione per i preti deve essere nata a quei tempi. Pur senza avere la capacità di verbalizzazione di quanto percepivo, nutrivo un profondo disagio umano ed esistenziale. Potrei dire che respiravo un'ipocrisia ed una falsità ammorbanti, subivo un nazismo di mani giunte e sguardi rivolti al cielo che incutevano il terrore di punizioni immeritate. Insomma ero sopraffatto dal delirio di questa gente che avvertivo come pericolosa e violenta qualora mi fossi mosso spontaneamente. Solo molti anni dopo ho capito che essi vedevano il peccato ovunque, anche in un bambino di otto anni che era triste perchè prepotentemente, inaspettatamente e brutalmente tolto dal proprio ambiente familiare. Che non riusciva ad andare d'accordo con degli sconosciuti che puzzavano di tonaca e lo costringevano due volte al giorno nel buio di una chiesa, in fondo alla quale una figura orribile, con una corona di spine era inchiodata ad una croce.
Volevano che io già mi identificassi con quella schifezza???
Avevo sicuramente i miei difetti e le mie carenze ma, e questo vale per ogni bambino da che mondo è mondo, sono gli adulti che devono sapersi rapportare al bambino e non il contrario. Invece venivo indottrinato ed iniziato ad una conoscenza assolutamente inesistente e delirante: la fede in un dio. E quel dio aveva un figlio, che era quel tipo appeso in fondo alla chiesa.
Mi son sempre domandato di quale amore parlassero, a me è sempre sembrato un culto del dolore. Sì, i preti amano il dolore, perchè quando qualcuno soffre è facile preda di ogni dogma e di ogni fede ed essi ne traggono un bel tornaconto. Hanno sempre ostacolato ogni ricerca che liberasse l'uomo dalla malattia perchè per loro non esiste la malattia ma il Male. E devono mantenerlo ed assisterlo perchè è mandato da dio, talvolta anche attraverso il demonio.
Ma dio non poteva fare un pochino meglio?
Che libero arbitrio del cazzo, a me sembra una masturbazione violenta ed ossessiva, nemmeno le seghe sanno tirarsi!
E dunque, visto che mi son già annoiato coi miei ricordi infantili, sono contento della decisione della corte europea. Preferirei un quadro di Van Gogh, di Picasso o al limite di Rothko in ogni aula piuttosto che un simbolo di dolore e morte inchiodato ad una croce. Perchè non è un fatto culturale, come qualche furbetto vorrebbe farlo passare, ma una imposizione delirante a cui è giunto il momento di dire no!

lunedì 2 novembre 2009

Felicità?


La felicità va celata.
Va celata agli occhi invidiosi ma va anche celata agli occhi amici...aiuta a non perderli.
La felicità è una cosa talmente personale ed inspiegabile che rischia sempre e comunque di essere negata o annullata, come la propria nascita.
E poi a che serve esibirla? La si vede da sè.
Io l'ho chiamata felicità ma non credo sia il nome più appropriato.
Cerchiamole allora un nome, non per gli invidiosi, di cui non ci frega un cazzo, ma per gli amici, affinchè non sbarellino.
Qualcuno dirà la solita frase astratta: ma se sono amici perchè dovrebbero sbarellare?
Risponderemo che anche se sono amici sono pur sempre esseri umani e potrebbero "mutare" inconsapevolmente il loro atteggiamento trovandosi di fronte ad una trasformazione avvenuta nel loro amico.
Sia chiaro che io credo poco all'amicizia, credo piuttosto nei rapporti, ma bisogna verificarli di volta in volta, che la vita è un fiume in perenne movimento e cambia repentinamente il suo corso.
E dunque torniamo alla parola da cercare.
Benessere?
Che schifo, lasciamola ai pensionati!
Piacere?
Ma...per piacere, anche un piatto di spaghetti alle vongole veraci è un piacere!
Realizzazione?
Eccola, forse.
Però anche un architetto che riesce a progettare una bella casa fa una realizzazione. Un musicista che compone una bella musica fa una realizzazione.
Cosa manca?
Manca un dettaglio.
L'architetto avrà bisogno di un'impresa ed il musicista di un'orchestra.
E allora qual'è quella realizzazione che nasce e subito si realizza completamente per la sua spontanea forza trasformatrice?
Non il pittore con la tela, non lo scultore con il marmo, non lo scrittore con la pagina.
L'uomo con la donna e la donna con l'uomo.
Ditelo agli artisti che le loro opere non trasformano, ma al più lasciano ammirati.

domenica 1 novembre 2009

son palloso e me ne rendo conto


A volte leggo cose che mi mettono in crisi.
Dopo averle lette compare una leggera depressione, campanellino che mi dice che devo fare i conti con ciò che ho letto.
Compare un nuovo.
E così le conquiste fatte e le mete che mi sembravano raggiunte diventano immediatamente un passato.
Nessuno vive di rendita nella ricerca umana, tutto è movimento e trasformazione.
A volte costa fatica, ma l'onestà (o la sanità mentale) non concede alternative.
Se supererò la crisi sarò più integro, solido, più umano mi verrebbe da dire. Se invece negassi quel che ho letto non farei nessuna crisi ma sarei un povero imbecille, felice e contento.
Ecco perchè si discute tanto sulla conoscenza.
Ecco perchè pensare non è credere.
Ecco perchè la negazione è difetto di comprensione...quando non è delinquenza bella e buona.
Ecco perchè oggi mi girano i coglioni.
Perchè fintanto non supero in senso evolutivo la crisi, piccola o grande che sia, rimarrò in bilico fra la depressione e la negazione.
Meglio la depressione, non c'è dubbio, purchè non diventi una condizione permanente.
Sembra quasi un'asticella che si alza sempre di più e a volte penso che potrei non riuscire a fare il salto. Ma questa sarebbe già una negazione, perchè nella psiche non esistono leggi di gravità o limiti muscolari, esiste solo l'immagine. E l'immagine è in continua trasformazione.
Ma anche l'immagine risente delle negazioni e degli annullamenti.
Chi potrà mai aiutarmi nella ricerca? Come e dove trovare risposte certe? Come sfuggire al dubbio sistematico ed al conflitto intrapsichico? O ad una scellerata e pazza coazione a ripetere? Insomma come cazzo si fa ad avere le certezze senza affidarsi alle aride soluzioni della ragione? La ragione non capisce nulla delle passioni e degli affetti, della sessualità e dei rapporti umani, è frigida la ragione.
Non ho altra scelta che confrontarmi con un essere umano diverso da me ma che al tempo stesso sia simile a me; una donna.
Non saprei dire perchè proprio una donna, ma la ragione mi è inutile in questa ricerca, essa mi direbbe che tendo verso la donna per un istinto animale, ma io glielo dico da un pezzo alla ragione che è scema perchè io non sono un animale e tantomeno lo è la donna che amo.
Gli animali non scrivono poesie e non compongono musica per l'oggetto d'amore. Gli animali sono razionalissimi.
Io no, faccio anche le cose per nulla.
Occorre quindi un metodo di pensiero ben diverso. Un metodo che non abbia niente a che fare con la ragione senza tuttavia smarrire una logica. Una logica che non sia quella della ragione.
Altrimenti non si esce dal labirinto ed il minotauro si sazierà del nostro corpo. Ed ecco comparire quel filo rosso che ci salverà la vita: il rapporto con l'essere umano diverso da noi. Se considerassi la donna un animale morirei in un'omosessualità frigida e piatta. Posso solo rischiare una diversa strada per la conoscenza, che non sia quella per l'utile, che a quello ci pensa la ragione, una strada che sia per niente, come un'opera d'arte. Quel niente che la ragione liquida con questa stessa parola perchè non ci vede l'utile, ma è un niente che ci lascia a bocca aperta per la sua bellezza, regalandoci la certezza dell'esistenza dei nostri affetti e delle nostre emozioni. Ma soprattutto regalandoci la speranza-certezza che esistano altri esseri umani, diversi ma simili a noi: e non degli animali.
Ed è proprio il concetto di diverso che la ragione non riesce a comprendere, perché essa riconosce soltanto se stessa e tutto ciò che non è se stessa lo annulla o lo nega.
Incomprensibile ed impossibile per la ragione riconoscere un essere umano fisicamente diverso e considerarlo uguale. Ne osserverà solo l'aspetto esterno e dirà: non è!
E così il bambino non è un uomo e la donna non è un uomo.
I greci stabilirono che nè la donna nè il bambino avevano la ragione e praticarono una sessualità scissa dall'identità, degradandola a scarica fisiologica o a mero principio del piacere.
Invece è ben altro.
Ma come al solito scrivo troppo e mi lascio portare in giro dalla concatenazione dei pensieri. All'inizio avevo in mente la sensibilità, perchè avevo letto una cosa che mi aveva messo molto in crisi in proposito.
Scoprire che una carenza di sensibilità è paragonabile all'assenza di un arto rende bene l'immagine di un minus. Per fortuna nella realtà psichica non è come nella realtà fisica, le cose si possono ricreare o addirittura creare. Farlo è una ricerca fondamentale, anche se uno si riteneva già abbastanza sensibile. Perché non esiste mai un massimo, bensì un continuo evolversi fino alla fine dei nostri giorni.
Per farlo ci vuole un rapporto con l'essere umano diverso che non sia di sfruttamento, di sopraffazione o di negazione e identificazione. Per questo la ragione ne è fuori.
E meno male!

mercoledì 28 ottobre 2009

Coma e solipsismo


C'è un mio amico che si è risvegliato da un coma irreversibile iniziato alla fine degli anni settanta. Mi tocca raccontargli un sacco di cose perchè lui non si raccapezza molto. Oggi per esempio gli ho dovuto spiegare che molto probabilmente il nostro presidente del consiglio darà di comunisti anche ai poliziotti che erano in piazza a dimostrare. Il mio amico sgranerà gli occhi perchè si ricorda che ai suoi tempi la polizia era sempre accusata di fascismo negli slogan durante i cortei. Mi ci vuole del tempo per fargli capire che il nostro governo è più a destra dei poliziotti! Ma mi ci vorrà ancora più tempo e pazienza a spiegargli che il nostro governo aveva cavalcato l'onda dell'insicurezza dei cittadini, che avevano votato questo governo perchè vedevano criminali ad ogni angolo di strada. Come glielo spiego adesso che dopo le elezioni il governo ha tagliato i fondi alle forze di polizia? Ma soprattutto come glielo spiego che gli elettori del centrodestra sono stati presi per il culo e non se ne vogliono accorgere? Sono in coma anche loro?
E poi come faccio a spiegargli che anche se il muro di Berlino è crollato i comunisti si aggirano come fantasmi nei sogni del nostro presidente del consiglio?
Come faccio a fargli capire che viviamo in preda al suo (del presidente) solipsismo?
Ho cercato di spiegare al mio amico cosa sia il solipsismo.
Il mio amico mi ha detto:
Svegliate quel cretino e mandatelo in manicomio! Anzi no, svegliate chi gli ha dato il voto per la miseria!
Ho detto al mio amico che probabilmente il voto non glielo hanno dato tanto le persone quanto i telespettatori, che non sono persone ma entità dipendenti dall'auditel.
Il mio amico è tornato in coma, ma prima mi ha lasciato un biglietto:
Non te la prendere se preferisco il coma, almeno sto comodo e non mi sbatto per il posto di lavoro, non sento un cazzo e non vedo la tv e posso continuare a vivere mio malgrado, già perchè ho fatto appena in tempo a sentire che il dibattito sul testamento biologico è ancora in mano ai preti e quindi fra me e te non c'è nessuna differenza, coma o non coma irreversibile, siamo vivi, siamo vita, evviva la vita, evviva il solipsismo.

Ehm, ovviamente il coma irreversibile è irreversibile ed io mi sono inventato tutto del mio amico. Ma la gente ama credere nei miracoli, la speranza è sempre l'ultima a morire, giustamente.
Ma quando la speranza diventa delirio essa porta danno e dolore gratuito a chi non può più difendersi.
Da sempre gli esseri umani combattono la morte, gloria ai medici e agli scienziati, ma nessuna gloria a chi fa della morte e del dolore un culto, ad essi va il mio disprezzo ed il mio rifiuto. Poiché essi non amano la vita umana ma la condannano al delirio, perché non accettano la morte così come non accettano la nascita.
Per loro tutto è nella mente divina e quindi, in pratica, è uno spaventoso solipsismo.
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martedì 27 ottobre 2009

pensierini in margine alla pasta al forno... riscaldata cazzo!


Quando mi affacciai sul mondo avevo probabilmente un solo desiderio e alcuni bisogni. Questi ultimi son stati soddisfatti.
Non so quanto sia stato esaudito o deluso il desiderio, le risposte son state molto contraddittorie.
E lo sono state così tanto che ancora oggi quel desiderio me lo ritrovo dentro, come un'auto ha dentro il motore.
Ma un'auto invecchia ed il motore anche, il desiderio invece si trasforma.
Ergo non sono una macchina.
Anche se invecchio dio bono!
E mentre lo scrivo mi domando cosa significhi invecchiare, al di là del deterioramento delle cellule.
A volte sto a naso all'insù come un bambino e come un bambino gioisco di piccole cose. Per questo a volte dubito della mia maturità.
Ancora non permetto alla coscienza di identificarmi in un ruolo e le concedo solo di discernere fra sogno e veglia...come a dire che me ne fotto perchè tanto quando dormo la coscienza non c'è e quando sono sveglio la uso per realizzare i miei sogni.
E' tutta la vita che cerco di sbarcare il lunario per potermi permettere di realizzare i sogni. C'è gente che al posto dei sogni ci ha messo l'accumulo di denaro. Ci si è così tanto impegnata che alla fine ha perduto i sogni e continua ad accumulare senza più un senso reale, un rapporto vero con la realtà.
Conosco un ricchissimo mercante, ormai è vecchio, ha una moglie e non ha figli. Ogni mattina se ne sta seduto alla cassa del suo negozio, lo fa da sempre, lo fa da un tempo ormai immemorabile, chiuso dietro al banco, con lo stesso arredamento, la stessa vista sulla strada, i soliti movimenti, i soliti orari e forse i soliti pensieri. Molti lo invidiano. Ha quattro Ferrari in garage, un numero imprecisato di appartamenti e ville. Qualche anno fa ha venduto la sua barca perchè, a suo dire, la usava solo una settimana d'agosto e mantenere l'equipaggio, il capitano e tutto il resto gli costava cinquecentomila euro all'anno. E che cazzo, c'è pur sempre la crisi!
Insomma è un poveraccio, mi dispiace sinceramente che abbia così tanto da lavorare e che non si possa permettere un po' di tempo libero per godersi la bellezza della vita.
Al di là dell'ironia, mi sembra evidente che lui ha fondato la sua identità sulla capacità di fare denaro. Ed in fondo il denaro è potere, il denaro permette tantissime cose e non voglio certo cadere nella banalità di dire che i soldi non fanno la felicità, anche se è vero. Ed è vero per il semplice fatto che certe persone non attribuiscono alcun valore alla realtà non materiale, che sarebbe quella psichica. Esse vedono solo la materia e non intuiscono altro al di là di essa. Per cui quello che dovrebbe essere solo un mezzo diventa un fine: il denaro.
Hanno perduto i sogni, perchè i sogni distolgono la concentrazione e fanno sprecare denaro in cose assurde e spesso inutili come l'arte.
Ma l'arte non è solo la musica e la pittura, prima di tutto c'è l'arte di vivere, che è ben più difficile.
Il comunismo non ci ha aiutato per niente perchè, anche se giustamente (ci mancherebbe), ha parlato solo di bisogni. Lo ha fatto pensando astrattamente all'eguaglianza, dimenticando la bellezza della diversità nel rapporto uomo donna.
I bisogni sono uguali per tutti, il desiderio no.
Insomma pare che ci sia tanto da lavorare nella ricerca della realizzazione umana.

lunedì 26 ottobre 2009

Donna???


Io m'incazzo per questa eterna, perenne e costante negazione del nome "donna"!
In questi giorni a Firenze hanno sospeso un pretonzolo in vena di protagonismo e innovazioni personali perchè ha sposato un transessuale con un uomo.
Niente da dire sulle scelte personali dei due (che però mi dico: ma volevano proprio la benedizione della chiesa? Ma hanno capito cosa dice la chiesa in merito? Forse hanno le idee molto ma molto confuse)
Ma proprio grazie alla confusione in qui navighiamo si accetta tranquillamente di definire come "donna" (al tg lo fanno ripetutamente) un uomo che si è fatto tagliare i genitali per fingersi un qualcosa che, in realtà, non è una donna ma una sua scimmiottatura orrenda.
Vorrei dire che una donna non è un uomo senza l'uccello! Vorrei dire che sarebbe ora di finirla con questa visione penecentrica del mondo e vorrei dire che i transessuali non fanno altro che accreditare questa visione negando mostruosamente la realtà femminile.
Un transessuale non avrà mai e non sarà mai un'immagine femminile!
E se io fossi una donna mi incazzerei abbestia se sentissi chiamare un transessuale col nome di "donna".
Come se noi fossimo dei robot a cui basta cambiare un chip per ottenere un'altra immagine interna!
Ma siamo impazziti?
Non esiste il cromosoma gay!!!! (nonostante che ogni tanto qualche "ricercatore" del cazzo tenti di raccontare questa panzana per poi venire sistematicamente smentito)
Evidentemente dobbiamo liberarci di tutta una cultura millenaria fondata sulla negazione della donna e della sua immagine.
Se io andassi da un medico e gli chiedessi di amputarmi un braccio, il medico, se fosse onesto e professionale, dovrebbe indirizzarmi da uno psichiatra.
I chirurghi estetici invece non lo fanno per disonestà e calcolo economico.
Pur di non romperci troppo i coglioni con i malati di mente preferiamo assecondarli invece di curarli...percorrendo la strada dell'esistenzialismo tanto cara a una certa sinistra! (Che è poi quella falsa sinistra che porta in un labirinto senza uscita)
Ma curare un malato di mente non è affatto facile se la malattia mentale è latente nella nostra cultura.
E la malattia mentale non la si cura negandola basaglianamente!
Quante volte sentiamo dire in giro che sotto sotto tutti coviamo la malattia mentale? Quante volte sentiamo dire che se uno "perde" la ragione impazzisce? Significa che la ragione serve da poliziotto nei confronti del cosiddetto "inconscio perverso"! (Ed il '68 liberò tutti col vietato vietare!)
Ma andate affanculo se ancora state attaccati alla storiella del peccato originale e ai suoi epigoni freudiani.
Ma andate ancor di più affanculo se pensate che un matto sia un diverso invece che un malato!
Lo so bene che ribaltare il logos occidentale fa fare la percezione delirante alle persone "normali", ma mi domando che senso abbia la sinistra se essa accetta e condivide le basi della destra sul concetto di identità umana come naturalmente cattiva.
Marx abbandonò la ricerca sulla realtà psichica a diciannove anni (vedi lettera al padre) e si rannicchiò poi a farfugliare sull'uomo che è tale quando fabbrica gli strumenti del proprio lavoro! Sì bravo, e i bambini e le donne non sono esseri umani? Cadi anche tu nel positivismo? Consegni la realtà psichica in mano ai preti e poi dici che la religione è l'oppio dei popoli?
Che casino!
Oh, io scrivo icchè mi pare!